anni Novanta in “Estiu 1993” e “Las chicas”

Sebbene generalizzare sia problematico, sembra chiaro che se c’è qualcosa che crea un ponte tra i registi spagnoli attuali, è il tono intimo e lo sguardo nostalgico. Il cinema femminile, fatto da donne, tende a gravitare su temi come la ricerca dell’identità, i rapporti di coppia, la maternità, il lavoro come mezzo di realizzazione personale oi drammi causati dalla violazione dei più elementari diritti umani.

Sono temi diversi, ma in tutti l’interesse ruota attorno al rapporto delle donne con il loro ambiente. Nello specifico, delle relazioni instaurate tra le donne stesse, nell’ambito di un contesto sentito come opprimente. Questo è il caso di estate 1993 (Carla Simon, 2017) e Ragazze (Pilar Palomero, 2020).

Cinema autobiografico e storico

Entrambi i film sono prime dei rispettivi registi. Entrambe costituiscono indagini autobiografiche, quasi psicoanalitiche sull’infanzia degli autori.

Sono anche cinema storico, tanto che entrambi i registi proiettano il loro sguardo quasi trent’anni fa per mostrarci la loro infanzia e adolescenza in Spagna all’inizio degli anni Novanta. Questo passato è desiderato, ma è anche rivisitato criticamente, con la visione più accurata di chi è già maturo.

Evocazione dell’infanzia femminile

Poster di Estate 1993 (Carla Simón, 2017).
Avalon

Nel estate 1993, la regista torna alla sua infanzia per raccontarci, attraverso Frida, la sua esperienza come figlia orfana di 6 anni di genitori sieropositivi. Quando sua madre muore di HIV, la ragazza si trasferisce da Barcellona in un villaggio a La Garrotxa per vivere con gli zii, che gestiscono un bar e hanno una casa di campagna. Il film espone dallo sguardo della protagonista il complesso processo di modellamento alla sua famiglia adottiva e l’accettazione dolorosa della perdita materna.

Poster di Ragazze, (Pilar Palomero, 2020).
BTeamPictures

RagazzeDa parte sua, ci racconta l’esperienza di Celia, 11 anni, figlia di una madre single, in una scuola religiosa nella capitale di Saragozza. L’anno 1992 rappresenta per lei il momento critico dell’ingresso nella preadolescenza, con la sua messa in discussione di verità stabilite e una incipiente scoperta della sessualità. Questo risveglio avviene in un contesto squilibrato, che oscilla tra il puritanesimo dei corsi di educazione sessuale tenuti dalle suore e l’indottrinamento spensierato delle Super pop o campagne sulla salute come “Mettilo, mettilo”.

Film di scoperta

Per i protagonisti il ​​1992 e il 1993 sono gli anni della scoperta della storia familiare, ricca di silenzi e mezze parole. Quando vengono rivelati, questi segreti risvegliano entrambi alla vita reale.

Allo stesso tempo, entrambi i film rivelano o ricordano agli spettatori contemporanei com’era la Spagna trent’anni fa: una Spagna che, con l’Esposizione Universale di Siviglia e le Olimpiadi di Barcellona, ​​si vantava di essere entrata nella grande porta dell’europeismo e di la modernità, mentre era ancora appesantita da un passato immobile e prevenuto, eredità del regime franchista.

Così, quando Frida cade a terra e il ginocchio inizia a sanguinare, una donna del paese grida terrorizzata alla figlia di non avvicinarsi a lei, perché ha supposto che sia sieropositiva come sua madre. I compagni di Celia, quando giocano alla sfida o alla verità, la prendono in giro perché è figlia di una madre single e squalificano la madre, definendola una “puttana”.

Alleanze femminili

Entrambi i film mostrano che in questa realtà ostile e discriminatoria, l’alleanza tra donne è fondamentale come strategia di sopravvivenza. Manifestazioni di questa “sorellanza” sono l’amore disinteressato, commovente e incondizionato della piccola Anna per la cugina Frida (nonostante il sospetto che lei mostra per lei); e il sostegno reciproco che Celia e Brisa si danno fin dal primo momento, una compagna orfana arrivata da Barcellona come una boccata d’aria fresca (nome di donna).

Cornice di Estate 1993 (Carla Simón, 2017).
Avalon

Il passo verso la maturità

Infine, entrambi i film condividono una struttura anulare e metaforica del maggioranza o passo alla maturità dei protagonisti.

estate 1993 La notte di San Juan inizia, quando un bambino impertinente chiede a Frida perché non piange per la madre morta da poco. Questo pianto scoppia da solo, senza una ragione apparente, alla fine del film, quando l’estate sta finendo e Frida ha assimilato la realtà della morte della madre.

Nel Ragazze, Il gesto di ribellione di Celia nella performance di fine anno è paragonabile, da un punto di vista metaforico, al pianto di Frida. Il film era iniziato con una prova del coro femminile. Una suora insegnò ad alcune ragazze – compresa Celia – a gesticolare come se cantassero, senza emettere alcun suono. Tuttavia, alla fine del film, Celia decide di contravvenire alle istruzioni dell’insegnante nel mezzo della canzone: la sua voce vacillante che si alza sopra il resto delle voci del coro ha un valore simbolico. Ha finalmente trovato la sua voce.

Cornice di Ragazze, (Pilar Palomero, 2020).
BTeamPictures

Evocazione nostalgica ma non idealizzata

Quando si tratta di evocare la famiglia e il passato personale, è facile cadere in un’idealizzazione nostalgica o in un dramma sentimentale. Questi due film, tuttavia, si muovono in modo fluido e naturale, oltre che con un solido supporto nella realtà storica.

Entrambi i film ricreano con successo la Spagna dei primi anni Novanta e, soprattutto, la cultura popolare dei bambini e dei pre-adolescenti dell’epoca: Cobi come animale domestico onnipresente (anche sulle magliette), Bom Bom Chip o Niños del Brasil che suonano a tutto volume in le radiocassette, i Fruitti si sintonizzano sulla televisione a tubo, l’entusiasta lettura alla fermata dell’autobus Super pop di recente acquisizione, Raffaella Carrà chiacchiera con Umbral in televisione sulla sessualità, sul porno in codice di Canal Plus, e persino sugli idiomi comportamentali e linguistici tipici della comunicazione tra i sessi (“Vuoi un rullino?”).

Ora, entrambi i film trascendono le buone maniere per offrirci risultati di successo del genere di “maggioranza”, Riflettendo il processo di maturazione personale dei protagonisti, quando finalmente comprendono e assimilano i rispettivi drammi familiari.

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