tradizione bucolica e COVID-19

La voglia di vivere in campagna risale a molto tempo fa. Tolomeo II Filadelfia era il potente re di Alessandria nella prima metà del III secolo aC. C. Si lamentava di non poter godere dei semplici piaceri dei suoi sudditi, che vedeva distesi con nonchalance sulla riva del Nilo: nacque il sentimento bucolico.

Più o meno nello stesso periodo e nello stesso ambiente è emerso il genere della poesia bucolica. Un poeta greco dell’isola di Sicilia, chiamato Teocrito, composto una manciata di poesie intitolate Idilli. Vivere nel sovraffollato poliziotto da Alessandria, desiderava e idealizzava la vita semplice dei pastori di campagna. Due secoli dopo, Virgilio, il principale poeta della letteratura latina, ha scritto dieci poesie bucoliche: il Ecloghe. Queste piccole poesie sarebbero diventate un modello di bucolismo per la cultura occidentale.

Lui Contento come ideale di vita

Il bucolismo, emerso come genere letterario, ha finito per plasmare un atteggiamento vitale. La “ricerca della campagna” e la “noia della città” sono tendenze naturali dell’uomo. Ma si manifestano soprattutto in tempi di scarsità economica, sviluppo urbano ed epidemie.

Un argomento letterario, chiamato Contento, conferisce veste artistica a questo impulso: fu coltivata nelle lettere latine da Horacio, Virgilio e Seneca; e nella poesia moderna di Garcilaso de la Vega e Fray Luis de León. Chi non ricorda i versi appresi a scuola?

Che vita riposata

quello da cui fugge la folla impazzita

e continua a nasconderti

percorso, dove sono andati

i pochi saggi che sono stati al mondo!

(Fray Luis de León, Ode “Retired Life”)

Vita semplice e natura

Nel 19 ° secolo il filosofo americano HD Thoreau Si è ritirato per vivere due anni in una capanna nel bosco. Ha raccontato la sua esperienza nel libro Walden o la vita nei boschi (pubblicato nel 1854). È all’origine del movimento Vivi semplice. Postulò che i bisogni fondamentali dell’uomo fossero facili da soddisfare, proprio come gli epicurei romani sostenevano che fosse possibile live parvo, “Vivi con poco”. Per Thoreau, la natura offre un mezzo ideale per raggiungere la felicità, lontano dagli inconvenienti materiali e morali della città.

Altre correnti e scuole di pensiero hanno sviluppato posizioni legate al bucolismo: il Krausism, con il suo panteismo naturalistico; il Istituto di istruzione gratuito, che ha promosso i viaggi sul campo come metodologia di insegnamento; i movimenti Beat e Hippy; l’ambientalismo e la sua attuazione politica (i partiti “verdi”). Troviamo anche un atteggiamento bucolico negli sport praticati nella natura (come l’escursionismo), nel turismo rurale, nell’esistenza autocosciente o Massima attenzione, il gusto per una vita lenta e semplice (Vita lenta Y Downshift), il successo della scuola e degli orti urbani e, in ultima analisi, il desiderio generale di vivere in campagna.

Quando meno è meglio

Dagli anni ’90, alcuni si sono ribellati a un progresso eccessivo, sostenendo lo Downshift (letteralmente “sposta verso il basso”). Lui Downshift Implica la riduzione dell’orario di lavoro, anche a costo di ridurre il reddito nella stessa proporzione. Significa anche consumare meno e dedicare più tempo al tempo libero e godere dei semplici piaceri della vita, soprattutto a contatto con la natura.

Manuel Vicent pubblicò nel 1993 un bellissimo articolo dal titolo “Universo”, in cui collegava questo ideale con il bucolismo di Virgilio:

Se da tutto l’Universo si scarta ciò che non serve, alla fine c’è solo un’insalata, qualche verso di Virgilio, una tenda verde, dei panni di cotone, un muro di calce e un lunghissimo pomeriggio da trascorrere con un amico.

È stato un successo di critica e di pubblico, oltre che un notevole fenomeno sociale, il romanzo Il disgustoso, di Santiago Lorenzo (2018). Narra la ritirata, in fuga dalla giustizia, del protagonista in un villaggio abbandonato nella Spagna deserta. Nella sua vita in pensione, che emula l’esperienza di Thoreau, impara a vivere felicemente, limitando i suoi bisogni. Il romanzo costituisce l’incarnazione narrativa del tema letterario del Contento e l’ideale di Downshift.

Bucolismo in televisione

Numerosi programmi televisivi, appartenenti a tre diversi generi (documentario, fiction e “reality”), trattano della vita rurale. Cercano di lodare le attività agricole e convincere le persone a tornare in campagna.

Trasmissioni Canal Sur I ripopolatori. Secondo catena, è un “Programma che cerca di riflettere l’esperienza delle persone che, dopo aver vissuto in città, decidono di iniziare una nuova vita nei piccoli comuni andalusi”.

Una serie di fiction, trasmessa dalla popolare rete Telecinco, è Il villaggio: racconta le avventure di un gruppo di cittadini che, con motivi e intenzioni diverse, vanno a vivere in un paese semi abbandonato; implementare così l’argomento letterario di Contento.

Verso un nuovo bucolismo

Con l’avvento della pandemia COVID-19, l’imposizione di blocchi ci ricorda che ci sono ancora classi. Ovviamente chi vive in una casa di campagna e chi è stato rinchiuso per due mesi in un appartamento urbano, senza un triste balcone con vasi di fiori, non ha sopportato la reclusione con la stessa rassegnazione. Julio Iglesias ha dichiarato che si sentiva privilegiato di poter trascorrere la reclusione nella sua villa nella Repubblica Dominicana.

Nel periodo del “post-confinamento” si registra un cambiamento di tendenza nel mercato immobiliare: mentre gli appartamenti urbani si deprezzano, gli acquirenti chiedono case unifamiliari alla periferia delle città, che con il loro piccolo giardino o terreno forniscono loro l’illusione di vivere in campagna. Con COVID-19, l’argomento bucolico di Contento è diventato sorprendentemente attuale.

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